4° Congresso Nazionale FNOFI 2026 - Milano, 9-10 Ottobre 2026 – Auditorium Giovanni Testori, Palazzo Lombardia

Angelo Giovanni Mazzali – Presidente del 4° Congresso Nazionale FNOFI

Ci sono momenti nella vita di una professione che meritano di essere ricordati non soltanto per ciò che è stato detto, ma per ciò che hanno rappresentato.
Credo che il 4° Congresso Nazionale FNOFI, che abbiamo vissuto a Milano il 9 e 10 ottobre, sia stato uno di questi.
E lo dico con soddisfazione, con orgoglio e, permettetemi, anche con una certa emozione.
Quando abbiamo immaginato questo Congresso, abbiamo scelto consapevolmente di percorrere una strada non convenzionale. Abbiamo deciso di parlare di economia in un Congresso di fisioterapia. Di mercato, di organizzazione, di sostenibilità, di investimenti, di modelli di servizio, di capacità manageriali e di governo dei processi.
Argomenti che, per troppo tempo, abbiamo considerato distanti dalla nostra identità professionale.
Ma la fisioterapia è cambiata. È cambiato il bisogno di salute, è cambiata la società, sono cambiati gli interlocutori e stanno cambiando profondamente le organizzazioni nelle quali lavoriamo.
Non potevamo continuare a discutere soltanto di come esercitare la nostra professione, senza iniziare a discutere anche di chi e come ne governerà il futuro.
È stata questa la sfida culturale del Congresso di Milano.
E oggi, al termine di queste due giornate, credo che possiamo essere orgogliosi di averla affrontata.
Abbiamo portato sullo stesso palco il mondo delle istituzioni, della ricerca, dell'università, dell'economia sanitaria, del management, delle organizzazioni e della rappresentanza professionale. Abbiamo ascoltato prospettive diverse, talvolta distanti, ma capaci di concorrere alla costruzione di una consapevolezza comune.
Abbiamo soprattutto affermato un principio: la fisioterapia non è soltanto una professione che produce salute. È una professione che genera valore clinico, sociale ed economico.
E quel valore dobbiamo imparare a conoscerlo, misurarlo, rappresentarlo e governarlo.
Perché l'autonomia professionale che abbiamo conquistato sul piano normativo e scientifico deve trovare piena espressione anche nei modelli organizzativi, nei processi decisionali e nelle responsabilità di governo.
Non possiamo correre il rischio di essere protagonisti nella cura e spettatori nelle decisioni.
Questo è forse il messaggio più importante che porto con me da Milano.
Ma c'è un altro aspetto che desidero sottolineare.
Ho visto una professione viva.
L'ho vista nella qualità degli interventi, nell'attenzione della platea, nella partecipazione dei colleghi, nella disponibilità al confronto, nella passione con cui i rappresentanti degli Ordini territoriali hanno raccontato la propria idea di futuro.
Ho visto una comunità professionale che non ha paura di interrogarsi, di mettersi in discussione e di alzare lo sguardo oltre il proprio quotidiano.
E questa è una ragione autentica di gioia.
Perché nessuna trasformazione professionale nasce soltanto dalle norme, dalle istituzioni o dalle decisioni dei vertici. Nasce prima di tutto dalla consapevolezza delle persone che quella professione la vivono, la esercitano e la rappresentano ogni giorno.
Desidero allora esprimere un ringraziamento che non sia soltanto formale.
Grazie a chi ha creduto in questa impostazione congressuale, a chi ha accettato di confrontarsi con temi complessi e talvolta scomodi, a chi ha portato conoscenze, esperienze e visioni nuove.
Grazie a tutte le colleghe e a tutti i colleghi che hanno partecipato, perché la vostra presenza e la vostra attenzione hanno dato significato a questa scelta.
Un ringraziamento particolare al Presidente Piero Ferrante, al Comitato Centrale e alla Federazione Nazionale, per aver condiviso e sostenuto un progetto congressuale che ha voluto guardare oltre le consuetudini e aprire nuove prospettive di riflessione per la nostra professione.
E grazie a tutte le persone che hanno lavorato alla sua realizzazione, rendendo possibile trasformare un'idea in due giornate di confronto, partecipazione e crescita collettiva.
Vorrei però che da Milano non portassimo a casa soltanto la soddisfazione per un Congresso riuscito.
Vorrei che portassimo a casa una responsabilità.
Quella di trasformare la consapevolezza in capacità di incidere.
Nelle nostre organizzazioni, nei servizi sanitari, nelle istituzioni, nella formazione, nelle imprese, nei territori.
Dobbiamo imparare a occupare con competenza e responsabilità i luoghi nei quali si programma, si organizza, si investe e si decide.
Non per rivendicare spazi in nome di un'appartenenza professionale, ma per contribuire a costruire un sistema salute migliore, più accessibile, più efficace e più sostenibile.
Perché il futuro della fisioterapia non sarà deciso soltanto da quanto saremo capaci di fare bene il nostro lavoro clinico, ma anche da quanto saremo capaci di concorrere alle scelte che ne determineranno le condizioni di esercizio.
A Milano abbiamo costruito qualcosa di importante.
Abbiamo aggiunto mattoni a una casa comune, quella della nostra professione. Mattoni fatti di conoscenza, autonomia, responsabilità, visione e consapevolezza del nostro valore.
Adesso dobbiamo avere il coraggio di prenderci anche le chiavi di quella casa.
Non per chiuderci dentro, ma per aprirla al futuro.
Concludo con un sentimento di sincera gratitudine e di grande fiducia.
Grazie per aver reso questo Congresso non soltanto un appuntamento scientifico e istituzionale, ma un momento di maturazione collettiva della nostra professione.
E grazie perché, per due giorni, a Milano, abbiamo dimostrato che il futuro non deve necessariamente farci paura.
Possiamo essere noi a costruirlo.
LA FISIOTERAPIA NON ASPETTA IL FUTURO. LO COSTRUISCE.

Angelo Giovanni Mazzali
Presidente del 4° Congresso FNOFI

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