Chiesta dalla FNOFI una revisione del DM 77/2022

«Il Fisioterapista di Comunità è quindi una delle risposte più moderne all’evoluzione del nostro sistema sanitario. È la risorsa che manca per chiudere il cerchio tra prevenzione, cura e riabilitazione, garantendo non solo la durata della vita, ma la qualità della vita stessa».

Con queste parole il presidente della FNOFI, Piero Ferrante, ha concluso il suo intervento alla XII Commissione Affari sociali della Camera, nell’audizione sulla proposta di legge relativa al Fisioterapista di Comunità.

Il punto di partenza è chiaro: non si tratta di istituire una nuova professione, ma di mettere il fisioterapista, con le sue competenze e la sua autonomia, nelle condizioni di operare stabilmente nei servizi territoriali. «Integrazione, non sostituzione», ha sintetizzato Ferrante. Per questo la Federazione ha chiesto una revisione del DM 77/2022 che preveda espressamente la presenza del fisioterapista nelle cure primarie, nelle Case e negli Ospedali di Comunità e nell’assistenza domiciliare.

Nel suo intervento Ferrante ha richiamato il ruolo dell’esercizio terapeutico nella prevenzione e nella cura: un intervento sanitario specifico e personalizzato, basato su una valutazione funzionale che, come da norma di legge, solo un professionista sanitario può eseguire e monitorato nel tempo. Ha parlato anche dell’educazione della persona, dei familiari e dei caregiver, essenziale per dare continuità all’assistenza nella vita quotidiana.

A sostegno di questo ruolo servono una formazione universitaria specifica e un riconoscimento professionale ed economico coerente con le responsabilità assunte. Lavorando insieme agli altri professionisti della salute, il fisioterapista può intervenire precocemente, contribuire a prevenire complicanze e aiutare le persone a conservare la propria autonomia.

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